Reggio E.: ‘Porta a porta’, valutazioni del tavolo tecnico

Martedì scorso, nella sede del Comune di Reggio Emilia, si è riunito il ‘Tavolo Tecnico Porta a Porta’ per valutare i dati relativi all’impatto ambientale e sanitario e ai problemi di comunicazione della sperimentazione del nuovo sistema di raccolta porta a porta avviato nella VII circoscrizione.

Hanno partecipato rappresentanti degli enti e associazioni previsti dalla delibera comunale di istituzione del Tavolo Tecnico: Osservatorio provinciale rifiuti, Enìa, Assessorato comunale Ambiente, Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, Asl, Ato, Idecom, Provincia di Reggio Emilia, Associazioni delle imprese (Coldiretti, Legacoop, cooperative sociali), Tavolo delle associazioni ambientali.

Le valutazioni e le problematiche connesse sono state presentate dal prof. Federico Valerio dell’, docente di chimica ambientale all’Istituto Nazionale di Ricerca sul Cancro di Genova, relativamente all’impatto ambientale, dalla dott.ssa Rossella Rispogliati dell’ASL di Reggio Emilia , relativamente alle problematiche di ordine sanitario e dal dott. Guido Viale per quanto riguarda l’approccio ai problemi della comunicazione.

Nella sua presentazione il prof. Valerio ha evidenziato i seguenti elementi:
1. in tutte le situazioni in cui è stata introdotta, la raccolta porta a porta ha comportato una riduzione del 15-20 per cento dei rifiuti conferiti, che, dovendosi escludere fenomeni di “esportazione” in altre aree, perché tale riduzione si riscontra anche in aree sufficientemente vaste da escludere un’incidenza significativa di questo fenomeno non può che essere ricondotto al fatto che la raccolta porta a porta richiama l’attenzione degli utenti sulla consistenza e l’utilità dei rifiuti prodotti e li spinge ad atteggiamenti più ecocompatibili nei loro acquisti e nei loro consumi (soprattutto nei confronti degli imballaggi e delle merci troppo imballate). Questa riduzione peraltro si è riscontrata anche nella VII circoscrizione, in misura, per lo meno nel confronto con la produzione di rifiuti stimata da Enìa quando era ancora in vigore la raccolta stradale e rappresenta uno dei risultati più positivo del sistema porta a porta, in quando la riduzione della produzione dei rifiuti costituisce l’obiettivo prioritario della gestione dei rifiuti indicato da tutte le legislazioni e gli indirizzi moderni in materia (OCSE, UE, Legislazione nazionale e regionale, ecc.). Il prof. Valerio ha mostrato anche come una ulteriore riduzione dei rifiuti conferiti al servizio di raccolta può essere realizzato, senza emissioni di odori molesti, con il ricorso ai sacchetti traspiranti in cui raccogliere il rifiuto organico (che si riduce automaticamente del 20 per cento nel giro di una giornata) e al compostaggio domestico, che può essere effettuato, da chi non dispone di un giardino, anche sul balcone senza conseguenze moleste;
2. il sistema porta a porta permette di raggiungere obiettivi di raccolta differenziata del 70-80 per cento anche in centri di media dimensione come Reggio Emilia, riducendo così ad una frazione molto contenuta il rifiuto indifferenziato (o secco) da avviare a smaltimento. Ciò ha effetti significativi sull’impatto ambientale della gestione dei rifiuti e del sistema economico nel suo complesso, in quanto le emissioni di inquinanti e di CO2 riconducibili al riciclo dei materiali raccolti sono sempre inferiori sia a quelle comportate dalla estrazione e/o produzione di materie prime vergini, sia a quelle comportate dall’incenerimento di una equivalente quantità e composizione di rifiuti indifferenziati;
3. infine, per quanto attiene allo smaltimento della frazione residua, il prof. Valerio ha messo a confronto gli impatti dei sistemi di trattamento meccanico biologico, che producono sotto forma di ecoballe che possono essere smaltite in discarica nel rispetto della normativa un residuo inerte pari al 50% del materiale trattato e la termovalorizzazione, che oltre ad avere emissioni dei principali inquinanti molto superiori) comportano comunque la produzione di scorie di combustione e di depurazione di consistenza non molto inferiore (specie se la presenza di un inceneritore induce a non spingere a fondo la raccolta differenziata) ma con la presenza di composti altamente nocivi e inquinanti, che ne impongono lo smaltimento in discariche per materiali pericolosi di più difficile reperibilità.

La presentazione della dott.ssa Rossella Rispogliati ha indicato le criticità rilevate dal personale della ASL nel giugno del 2006 e le conseguenze degli interventi che sono stati messi in atto per porvi rimedio. Le principali criticità analizzate sono:
1. La presenza di cumuli di immondizia accanto ai cassonetti condominiali di alcuni isolati. Questi hanno riguardato in una prima fase la frazione umida, e ad essi si è posto rimedio aumentando la frequenza delle raccolta, poi la carta e soprattutto la plastica, frazione, quest’ultima, che continua a presentare una elevata problematicità;
2. La presenza di contenitori sporchi e maleodoranti, a cui si è rimediato introducendo un lavaggio periodico di quelli del vetro e dell’organico;
3. L’eccessiva vicinanza di alcuni contenitori ai luoghi di vita degli abitanti;
4. La pesantezza di alcuni bidoni condominiali il cui trasporto può risultare eccessivamente gravoso, soprattutto per le persone anziane;
5. L’utilizzo di veicoli a vasca, che possono disperdere parte del materiale raccolto durante i loro viaggi;
6. I problemi di sicurezza connessi all’utilizzo di bidoni per il conferimento del vetro aperti, che possono presentare in superficie cocci taglienti di bottiglie o di lastre di vetro;
7. I rischi connessi al fatto che i rifiuti vengano trattenuti all’interno di luoghi di lavoro come laboratori o ristoranti e pubblici esercizi;
8. I problemi già segnalati rispetto a inconvenienti verificatosi nelle operazioni di travaso da messi leggeri usati per la raccolta a mezzi più pesanti, usati per il trasporto ai siti di trattamento.

Complessivamente il personale delle ASL ha rilevato un deciso miglioramento della situazione rispetto al giugno dello scorso anno, anche se permangono alcune criticità non ancora risolte e soprattutto una differenza tra alcune aree particolarmente critiche e tutte le altre.
Ai rilievi fatti dalla relatrice è stato risposto, quanto ai punti 1 e 2, che la situazione continua a presentarsi soprattutto in contesti che presentano forti problematicità di ordine sociale (per esempio, elevata presenza di immigrati ed elevato turnover degli inquilini) e che il problema va probabilmente affrontato, oltre che con un miglioramento del servizio, con un intervento integrato all’attività di altri servizi municipali che già operano in quelle stesse aree;
Ai punti 2,3, che il confronto andrebbe comunque fatto con la situazione precedente l’introduzione del porta a porta, che presentava problemi analoghi se non più gravi.

Si cercherà comunque di porvi rimedio, cosi come al punto 4, mentre per quanto riguarda il punto 5, l’uso dei mezzi a vasca aperta verrà limitato, come è prassi comune, alla raccolta dell’organico, che non presenta rischi di dispersione;
Per quanto riguarda il punto 6, vi si può rimediare con l’introduzione di contenitori chiusi dotati di un oblò per l’introduzione delle bottiglie. L’opportunità di escludere il conferimento dei vetri rotti in questi contenitori protetti verrà valutata in seguito. Si tratta di conferimenti impropri, in quanto le lastre non sono imballaggi, anche se costituiscono un materiale pregiato dal punto di vista del riciclaggio.
Il punto 7 ricade nella responsabilità dei titolari dell’impresa, che trattenendo all’interno del locale dei rifiuti violano il decreto 155/97, pur essendo stata offerta loro la possibilità e l’attrezzatura necessaria per depositarli all’esterno. Verrà esercitato su queste situazioni un maggiore controllo.
Si è appurato che i problemi relativi al travaso – punto 8 – non sono di competenza dell’Amministrazione provinciale e che sarà il comune a indicare i siti per effettuarlo ed, eventualmente, ad attrezzarli all’uopo.

La presentazione di Guido Viale relativamente ai problemi di comunicazione si è limitata a sottolineare i seguenti aspetti:
1. la comunicazione tra l’impresa che effettua il ser5vizio e l’utenza e un’attività intrinseca alla erogazione del servizio e non un’attività esterna ad essa, che possa essere interamente delegata agli operatori della comunicazione;
2. La comunicazione tra impresa e utenza deve essere bidirezionale: non limitarsi a insegnare agli utenti come e quando conferire i loro rifiuti, ma anche raccogliere dagli utenti le informazioni necessarie a correggere e/o migliorare il servizio;
3. Senza escludere campagne generale di sensibilizzazione e strumenti specifici di informazione, il vettore principale di questa comunicazione devono essere gli operatori della raccolta , che possono essere addestrati ed attrezzati non solo per rilevare e segnalare le criticità, ma anche per interpretarle, cercando di comprenderne le cause e i possibili rimedi;
4. per metterli in grado di assolvere a questi compiti, gli operatori devono essere formati, la loro formazione deve essere periodicamente aggiornata e devono essere messi in grado, con strumenti informativi e riunioni ad hoc, di trasmettere all’impresa, perché la trasformi in cultura aziendale condivisa, le informazioni che hanno raccolto e le valutazioni che ne hanno tratto;
5. Questo impegno rientra nella responsabilità sociale di un’impresa di igiene urbana e riflette una maggiore complessità e responsabilità del lavoro del netturbino (o operatore ecologico) che va riconosciuto sia in termini di incentivazione che di considerazione sociale e professionale;

6. Per il resto è opportuno che gli strumenti di comunicazione generali mostrino gli impianti in cui le diverse frazioni dei rifiuti vengono trattati o smaltiti, i vantaggi e le criticità connesse alle diverse soluzioni, e il modo in cui in cui le attrezzature di conferimento vanno utilizzate per agevolare il lavoro di raccolta, evitando considerazioni e appelli generici che rischiano di infastidire più che motivare l’utenza;
7. Viceversa occorre attivare strumenti e canali di comunicazione specifici e mirati con le diverse categorie di utenti, distinguendo innanzitutto le utenze domestiche dalle altre; distinguendo i diversi contesti edilizi, urbanistici e soprattutto sociali in cui sono inserite le utenze domestiche e distinguendo le utenze non domestiche in base alle tipologie di rifiuti che producono, alle soluzioni che possono adottare per raccoglierli e conferirli in modo differenziato, alle problematiche specifiche che ogni categoria può incontrare;
8. Sia per la comunicazione generica che per quella mirata vanno valorizzati al massimo i canali rappresentati dalle associazioni di categoria, dalle comunità etniche di immigrati, dalle associazioni di pensionati e degli amministratori di stabili, dalle parrocchie e dalle associazioni del volontariato.