Home Bassa modenese Pmi modenesi, terzo anno consecutivo di (gracile) crescita

Pmi modenesi, terzo anno consecutivo di (gracile) crescita

Un 2016 cominciato male ma finito senz’altro meglio per le piccole imprese manifatturiere modenesi, che nell’ultimo trimestre fanno registrare una crescita della produzione dell’1,9% rispetto all’anno precedente, dell’1,2% per ciò che riguarda il fatturato. Valori che permettono di chiudere l’anno in positivo, sia per quanto riguarta il prodotto (+,06%) che il fatturato (+0,8%). Manco a dirlo, l’effetto traino è svolto ancora una volta dal mercato estero, visto che a fine 2016 il fatturato oltreconfine raggiunge la quota record dall’inizio dei rilevamenti statici di CNA e Camera di Commercio: 26,1% contro il 23,5% del 2015.  Positive anche le prospettive di inzio 2017, con ordinativi, sia nazionali che esteri, in aumento.

ANCORA SOTTO I LIVELLI PRE-CRISI

Fatta la produzione del 2006 pari al 100, si rimane ancora abbondamente al di sotto dei livelli pre-crisi, anche se conforta il fatto che si sia comunque al terzo anno consecutivo di crescita.

I SETTORI

Senza particolari picchi, sia in negativo che in positivo, i diversi comparti. Si segnala solo il biomedicale con una crescita trimestrale in doppia cifra. (ciascun valore fa riferimento alla variazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).

 

Una situazione sostanzialmente stabile quello dell’agroalimentare, che ritorna a crescere, dopo un pessimo 2015, grazie soprattutto all’export, che si attesta ormai stabilmente attorno al 20% del fatturato totale.

Appare fermo il comparto della maglieria, con legittime preoccupazioni per il futuro, viste le pessime aspettative per ciò che riguarda gli ordinativi. In questo quadro non sorprende che il segno meno regni incontrastato per ciò che riguarda i parametri del 2016.

Più o meno in linea con la maglieria è l’abbigliamento (il segmento produttivo caratterizzato da aziende in conto proprio collocate nella fascia medio-alta del mercato) in calo sia rispetto ad un anno fa che al terzo trimestre 2016. Preoccupa, in particolare, la flessione delle esportazioni, che si fermano al 24%, il valore più basso da cinque anni a questa parte.

Considerato il peso specifico di questo comparto, la manifattura di prodotti in metallo va a prendersi la palma del segmento più produttivo dell’anno, con un export che, che si attesta attorno al 18% del totale.

Un anno non eccellente il 2016, per la meccanica di precisione, che però recupera in termini di reddittività, visto che il fatturato segna un buon passo in avanti malgrado la produzione sia in diminuzione. Anche in questo, da segnalare l’importanza dell’export: ogni 5 euro fatturati, 2 arrivano da oltre frontiera

Continua di gran carriera la crescita del più dinamico dei settori manifatturieri modenesi, trainato ancora una volta dall’export (un pezzo su tre va all’estero) e che dimostra di aver superato gli anni bui del post terremoto, almeno per ciò che riguarda i livelli produttivi.

Si tratta di un settore rilevato dall’indagine solo da pochi trimestri, che si mantiene sostanzialmente stabile, quanto meno su base annua. Malgrado dimensionalmente non grandissimo, si tratta comunque di un segmento da seguire con attenzione anche per la sua propensione all’export, stabilmente al di sopra del 30% del totale.

 

LE CONSIDERAZIONI DI CNA.

“E’ una ripresa che possiamo definire gracile, quella della delle piccole imprese manifatturiere modenesi, dove gli andamenti sono talmente blandi che basta un trimestre negativo per azzerare i guadagni dei mesi precedenti. Certo, le dinamiche modenesi appaiono migliori di quelle nazionali, ma la precarietà regna ancora sovrana. In questo contesto, le direttrici su cui muoversi sono quattro: credito, fisco, semplificazione, innovazione, da percorrere peraltro con interventi energici e durature”. Così commenta i dati Umberto Venturi, Presidente della CNA di Modena, che continua: “Abbiamo accolto con soddisfazione il piano Industria 4.0, accompagnato da strumenti – la nuova Sabatini, il credito d’imposta per le spese di ricerca e sviluppo, l’iperammortamento – che identificano una politica industriale aperta anche alle piccole imprese che da tempo mancava al Paese. Rimangono, però, altre limitazioni allo sviluppo: pensiamo all l’Imu, che gli imprenditori pagano sugli immobili utilizzati nelle attività produttive che, determinando anche il reddito d’impresa, sono assoggettati ad una doppia imposta, e all’annoso problema dello smaltimento dei rifiuti, anche in questo caso spesso e volentieri pagato due volte dalle imprese, una prima volta affidando alle imprese private lo smaltimento, la seconda volta attraverso la Tari. Ed è evidente come questa situazione, oltre ad essere iniqua, rappresenti un ostacolo allo sviluppo”.