Home Reggio Emilia Melanoma: nel 70% dei casi non insorge da nei già presenti

Melanoma: nel 70% dei casi non insorge da nei già presenti

In oltre due terzi dei casi il melanoma insorge come nuova lesione su pelle sana e non dai nei (in termini medici nevi) già presenti. E’ il risultato di una ricerca condotta da ricercatori della Skin Cancer Unit della Dermatologia del Santa Maria Nuova, in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio, l’Università della Campania di Napoli e l’Università “Aristotele” di Salonicco.

Lo studio è stato pubblicato dal prestigioso Journal of American Academy of Dermatology, la rivista scientifica più importante del mondo in dermatologia e ha avuto grande risonanza a livello nazionale e internazionale.

Il gruppo di lavoro di cui fanno parte alcuni medici in forza all’ospedale di Reggio, ha preso in esame i risultati di 38 studi clinici e oltre 20mila casi di melanoma. Ne è risultato che meno di un terzo (29,1%) dei melanomi insorge da nevi preesistenti, mentre la grande maggioranza di essi (70,9%) si manifesta come nuova lesione pigmentata su pelle sana. La ricerca ha inoltre mostrato come i melanomi originati dai nevi preesistenti siano mediamente più sottili e pertanto meno aggressivi.

“I risultati confermano l’importanza di tenere sotto controllo i propri nei, per scoprire se emergono variazioni sospette e identificare il melanoma in uno stadio precoce, quando ci sono ottime possibilità di cura – spiega la dottoressa Caterina Longo, coordinatrice della Skin Cancer Unit del Santa Maria Nuova e professore associato all’Università di Modena e Reggio. – Ora però sappiamo che in soggetti adulti non bisogna fare attenzione soltanto ai nei già esistenti, ma anche ad eventuali nuove formazioni, poiché è più probabile che il melanoma compaia sotto queste vesti”. “I pazienti con molti nevi hanno un rischio più alto di insorgenza di un melanoma cutaneo, ma questo di solito non si verifica su un nevo preesistente” -conclude la professoressa.

“È importante fare regolarmente un’ispezione cutanea, da soli o con l’aiuto di qualcuno – continua il dottor Riccardo Pampena, dermatologo all’Arcispedale e primo firmatario dell’articolo scientifico – non dimenticando le zone difficili da controllare come il dorso o il cuoio capelluto. In caso si notino cambiamenti di qualsiasi genere è necessario fare una visita da uno specialista dermatologo.”

(foto: la dott.ssa Longo e il dottor Pampena)

 

SKIN CANCER UNIT

La Skin Cancer Unit di Reggio Emilia, nata nel 2011 e primo esempio del genere in Italia, ha un duplice obiettivo: da un lato offrire al paziente con tumore cutaneo un supporto di elevato livello professionale, dall’altro, creare un gruppo di lavoro di significativa competenza clinica e scientifica in grado di implementare un programma di ricerca di livello internazionale. In essa opera un team multidisciplinare composto da diversi specialisti: il dermatologo, l’anatomo-patologo, l’oncologo, il radioterapista, il chirurgo plastico, il genetista. Il gruppo racchiude al suo interno tutte le conoscenze e le possibilità diagnostiche e terapeutiche necessarie per fornire un servizio di elevata qualità ed efficienza al paziente con tumore cutaneo. Elemento centrale dell’attività della Skin Cancer Unit è la messa in atto di una stretta collaborazione con i medici di famiglia e gli specialisti dermatologi della provincia di Reggio Emilia.

 

IL MELANOMA

Il melanoma cutaneo è un tumore che deriva dalla trasformazione tumorale dei melanociti, alcune delle cellule che formano la pelle. La pelle è l’organo più esteso del nostro corpo ed è formata da tre strati: l’epidermide, il derma e il tessuto sottocutaneo o grasso. I melanociti fanno parte dell’epidermide e hanno il compito di produrre melanina, un pigmento che protegge dagli effetti dannosi dei raggi solari. In condizioni normali i melanociti possono dar luogo ad agglomerati scuri visibili sulla superficie della pelle e noti come nei (nevi in termini medici). Il melanoma cutaneo è piuttosto raro nei bambini e colpisce soprattutto attorno ai 45-50 anni, anche se l’età media alla diagnosi si è abbassata negli ultimi decenni. In Italia i dati AIRTUM (Associazione italiana registri tumori) parlano di circa 13 casi ogni 100mila persone con una stima che si aggira attorno a 3.150 nuovi casi ogni anno tra gli uomini e 2.850 tra le donne. Inoltre, l’incidenza è in continua crescita ed è addirittura raddoppiata negli ultimi 10 anni.