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Uccellagione con richiami vivi, bracconiere denunciato nel reggiano

Un disoccupato denunciato per il reato di uccellagione e detenzione di uccelli vivi unitamente al sequestro di avifauna illecitamente catturata e varia attrezzatura propedeutica per il bracconaggio. Questi gli esiti dell’operazione anti-bracconaggio, condotta dai carabinieri forestali delle stazioni di Castelnovo Monti e Busana unitamente a personale della polizia provinciale di Reggio Emilia, che ha visto un disoccupato reggiano finire nei guai.

Con le accuse di uccellagione e detenzione di uccelli vivi i Carabinieri Forestali dei presidi di Castelnovo Monti e Busana unitamente agli agenti della polizia provinciale di Reggio Emilia hanno denunciato alla Procura reggiana un 62enne disoccupato di Vetto colto in flagranza del reato di bracconaggio. A lui gli operanti hanno sequestrato tutta la strumentazione propedeutica alla sua attività costituita da 4 cornette, 87 panie complete di accessori, 2 sacchi di iuta, 3 gabbie, 2 aste nonché dell’avifauna illecitamente catturata costituita da 3 esemplari di tordo sassello (turdus iliacus) e un esemplare di cesena (turdus pilaris), utilizzati come richiami vivi.

Una successiva perquisizione domiciliare non portava al rinvenimento di ulteriore materiale relativo all’attività illecita del 62enne. L’uomo veniva quindi denunciato.

Per lo Stato italiano sia l’uccellagione sia il commercio sono reati e le sanzioni penali prevedono l’arresto fino a 1 anno o l’ammenda fino a 2.065 € e la revoca della licenza di caccia con divieto di rilascio per un periodo di 10 anni per l’uccellagione, l’arresto fino a 6 mesi o l’ammenda fino a 2.065 € per chi commercia o detiene a tal fine fauna selvatica. La legge 157/92 sull’attività venatoria considera tale illecito un reato particolarmente grave perché diretto alla cattura di un numero indiscriminato di volatili di specie protette.