Home Fiorano A Fiorano il nome degli eroi e Reportage Chernobyl

A Fiorano il nome degli eroi e Reportage Chernobyl

L’Associazione Chernobyl di Maranello, Fiorano Modenese e Formigine, in collaborazione con il Comune di Fiorano Modenese ha organizzato giovedì 7 dicembre, alle ore 21, al Caffè del Teatro Astoria, una serata di presentazione e promozione dello spettacolo ‘Reportage Chernobyl’, ‘L’atomo e la vanga. La scienza e la terra’, in programma il 12 dicembre al Teatro Astoria, allestito nel trentesimo anniversario del disastro nucleare di Chernobyl (1986). Lo spettacolo verrà inoltre replicato a favore delle scuole nell’ambito dei progetti di qualificazione scolastica.

Alla serata di presentazione intervengono l’attrice e autrice teatrale Roberta Biagiarelli, il regista e storico Carlo Saletti e verrà proiettato il cortometraggio ‘Il nome degli eroi’ dello stesso Carlo Saletti.

Lo spettacolo del 12 dicembre, inserito dal gestore Tir Danza nel cartellone teatrale dell’Astoria, con la partecipazione straordinaria in video di Roberto Herlitzka, è interpretato da Roberta Biagiarelli e diretto da Simona Gonella, autrici del testo. La regia è Giacomo Verde, la cura tecnica Giovanni Garbo, le ricerche bibliografiche e musicali
di Andrea Soffientino, con testimonianze stratte dal libro “Preghiera per Chernobyl” di Svetlana Aleksievic, insignita del Premio Nobel per la Letteratura 2015, prodotto da Babelia & C.–progetti culturali, Legambiente, Regione Emilia-Romagna, Inteatro/Festival, Tracce di Teatro d’Autore, Piccolo Parallelo, La Corte Ospitale, con il patrocinio del Comune di Modena e della Provincia di Modena. L’ingresso alla serata di presentazione è gratuita; l’ingresso allo spettacolo costa 16 euro, ridotto 14, ingresso libero per gli iscritti all’associazione Chernobyl.

 

 

Le storie non le cerchi, sono loro a trovarti. È sempre così…

di Roberta Biagiarelli

L’illuminante libro ‘Preghiera per Chernobyl’ della giornalista scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievic, insignita nel 2015 del Premio Nobel per la Letteratura, ha trovato me e Simona Gonella nel 2003. Un’estate passata a leggere e rileggere quelle pagine dolorose, difficili da sfogliare, cariche di strazio delle testimonianze singole e corali dei sopravvissuti all’immane tragedia.

Chernobyl è una storia dimenticata. Del destino delle persone, che hanno vissuto e che hanno subito le conseguenze dell’incidente, si sa molto poco. Per la necessità di raccontare queste storie nasce il nostro spettacolo, il nostro “reportage”, nel 2004.

La nube radioattiva che fuoriuscì provocò immediatamente una pesante contaminazione delle aree circostanti (Pripyat e Chernobyl) e di un’area estesa diversi chilometri, ancora oggi quasi del tutto disabitata (Chernobyl Exclusion Zone). Poi, spinta dai venti, la nube viaggiò in Europa e arrivò a sfiorare la costa orientale degli Stati Uniti. E ancora oggi in modo silente tante persone pagano il prezzo di questa catastrofe senza risarcimento.

Chernobyl è una perfetta metafora del mondo che ci circonda, del rapporto spesso perverso che abbiamo con la tecnologia, della disinformazione di cui siamo vittime rispetto ai grandi disastri ambientali, del rapporto bulimico che stringe le società occidentali in rapporto all’uso dell’energia. Ne consumiamo sempre di più, per il soddisfacimento di quelli che riteniamo essere i nostri bisogni inalienabili, trascurando spesso l’impatto che questi hanno sullo stato di salute del pianeta. Ma Chernobyl è soprattutto la lucida realtà del rapporto antico tra l’uomo e la scienza o, per dirla con le parole di uno dei testimoni della tragedia: tra l’atomo e la vanga.

Ora che è arrivato il 30° Anniversario del disastro nucleare (26 aprile 1986-2016) riprendiamo in mano questa materia umana così fragile e delicata. Svetlana Aleksievic ci ha dato molte delle parole che portiamo in scena, e ci ha suggerito quello che per noi è più importante: la voce di quegli esseri umani che, a vario grado, hanno vissuto sulla propria pelle “il più grande disastro tecnologico del XX secolo”. Tra le testimonianze raccolte dalla Aleksievic abbiamo scelto, in particolare due voci di donne: Ljudmila, moglie di uno dei pompieri accorsi alla Centrale per domare l’incendio e Valentina, moglie di uno degli 800.000 uomini chiamati in seguito a “liquidare le conseguenze dell’incidente”. I famosi Liquidatori a cui tutta l’Europa intera dovrebbe inchinarsi e per ringraziamento apporre lapidi commemorative sugli edifici pubblici, perché il loro sacrificio e martirio di eroi europei ha permesso la nostra salvezza.

Nel libro le voci custodiscono la legge antica del dolore, quello delle donne che restano a difendere il principio della vita e della sua continuità con la natura.

La scelta è stata quella di interpretare i due personaggi di Ljudmila e Valentina e di fonderli con le informazioni e gli approfondimenti frutto della ricerca condotta sulle ragioni della catastrofe, un mix di superficialità e di errore umano, che provocarono l’esplosione del reattore numero 4.

Al linguaggio delle parole abbiamo affiancato quello delle immagini video di Giacomo Verde, impegnato da anni nel dialogo tra arte teatrale e video arte, costruendo una partitura di immagini che scorrono in scena, parallele al testo. Sempre in video, ci ha onorato della sua interpretazione uno tra i più grandi attori italiani Roberto Herlitzka, che dà voce e corpo alle parole di un padre – testimone.

Riprendendo il progetto Chernobyl in occasione del 30° Anniversario del disastro nucleare è inevitabile non pensare a Fukushima,  ad un luogo e ai suoi abitanti che pagano le altissime spese di un altro disastro. È l’11 marzo 2011 quando un terremoto e il conseguente tsunami colpiscono il moderno e tecnologicamente avanzato Giappone causando la distruzione della centrale nucleare di Fukushima. Un incidente classificato dall’Agenzia internazionale dell’energia atomica al livello 7, il massimo della scala, raggiunto, nella storia, solo da Chernobyl.

Oggi, 30 anni dopo, a Chernobyl si sta costruendo il New Sarcofago, che verrà completato per la fine del 2017. La più grande struttura mobile mai costruita dall’uomo, una gigantesca opera d’ingegneria in acciaio, che proteggerà ulteriormente il reattore esploso nel 1986. Il primo sarcofago venne coraggiosamente costruito direttamente attorno e sopra l’edificio distrutto dall’esplosione nucleare, ma ormai a 30 anni di distanza si è fortemente deteriorato e mostra la sua inadeguatezza, rendendo indispensabile un nuovo progetto di contenimento.

Il Nuovo Sarcofago, andrà a proteggere il sito dalle intemperie e provvederà a contenere le nuove fughe di materiale radioattivo. Una volta ultimata la costruzione verrà fatto scivolare, attraverso binari, sulla vecchia struttura preesistente: una nuova ed enorme coperta di cemento che si poserà sul reattore. La polvere sotto a questo tappeto, prima o poi però, ci ricorderà di nuovo che è ancora lì, perché Chernobyl rappresenta un fantasma che non scompare, ma che ritorna nel tempo, che ci tiene ostaggi di uno spaesamento e della paura del tempo presente in cui rimaniamo sospesi tra le macerie del passato e le vertigini del futuro.