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Scuole per l’infanzia e tariffe. Gualmini e Petitti: “Si tratta di servizi che sono di competenza dei Comuni. La Regione non ha titolo per intervenire”

La Regione non interviene su competenze e funzioni che riguardano strettamente i Comuni, quali sono le scuole per l’infanzia. Modelli organizzativi e relativi sistemi tariffari rientrano pienamente nell’autonomia di ciascun Ente locale.

Sulle scelte del Comune di Bologna per quanto riguarda la gestione dei servizi per l’infanzia, e dei conseguenti obblighi fiscali, la vicepresidente della Regione, Elisabetta Gualmini, con delega al welfare, e la collega di Giunta Emma Petitti, assessore al bilancio, puntualizzano la posizione della Regione.

“La premessa – spiegano Gualmini e Petitti – che per certi aspetti è persino scontata, è che la Regione non ha alcun titolo per ingerirsi nelle scelte che fanno le amministrazioni comunali per quanto riguarda i modelli organizzativi dei loro servizi e i relativi sistemi tariffari e fiscali”.

“Nel caso dei servizi educativi- proseguono la vicepresidente della Regione e l’assessora al bilancio- negli ultimi anni i Comuni dell’Emilia-Romagna hanno adottato le più svariate soluzioni: alcuni hanno esternalizzato i servizi, altri hanno fatto la scelta di gestirli direttamente, altri ancora hanno optato per la formula giuridica della “istituzione”.

“Per quanto riguarda il sistema tariffario- proseguono- ci risulta che la maggior parte dei Comuni capoluogo della nostra Regione da tempo abbiano inserito una tariffa, sebbene graduata, per l’iscrizione al servizio comunale della scuola dell’infanzia, comprensivo del pasto. Fino ad oggi, questa scelta non ha riguardato il Comune di Bologna”.

“E’ evidente- concludono Gualmini e Petitti- che il sistema di tassazione è legato alle diverse scelte, legittime, che i Comuni fanno sull’assetto dei propri servizi. E la Regione non ha alcun titolo a decidere al posto loro”.