Sassuolo, strage di cinghiali. “Ci sono strumenti alternativi” ricorda il Movimento animalista

Hanno ucciso 11 cinghiali giovedì 4 Gennaio: era inevitabile, secondo il Comune di Sassuolo e la Polizia Provinciale per impedire altri incidenti automobilistici. Sono passati solo dieci giorni e lunedì, per non investire una famiglia di cinghiali, una signora è finita contro un albero. Giovedì c’è stato un altro incidente, questa volta ad avere la peggio è stato il cinghiale. E’ chiaro che la mattanza degli animali che ha avuto luogo il 4 gennaio non solo è stata solo inutile ma anche peggiorativa. Gli animali spaventati sono diventati più pericolosi per la sicurezza degli automobilisti. Abbiamo appurato che c’è un progetto a titolarità della Regione Emilia Romagna, in cui sono coinvolte le Provincie Piacenza, Reggio Emilia, Modena e Rimini, creato ad hoc per garantire la sicurezza stradale e rendere sostenibile il rapporto tra fauna selvatica e traffico. Si chiama “Wildlife on roads” e consiste da una parte in sensori che individuano la presenza di animali selvatici in prossimità della strada e segnalano il pericolo quando è reale agli automobilisti attraverso cartelli luminosi ad energia solare, dall’altra in dissuasori visivi e sonori che tengono lontani gli animali dalle strade. Ne sono già stati montati diversi nelle Provincie di Piacenza, Reggio Emilia e Rimini. Un progetto sperimentato in altri paesi europei con risultati eccezionali e messo in atto anche in Umbria, Toscana e nelle Marche sotto il nome di “Strada life”(progetto peraltro finanziato dalla Comunità Europea).

“Mi chiedo – dichiara Silvia Pacher coordinatore del Movimento Animalista della Provincia di Modena – se il motivo che ha spinto l’Assessore Pistoni, come ella stessa ha dichiarato per giustificare la strage di dieci giorni fa dei cinghiali del Parco Ducale, era la sicurezza stradale. cioè il desiderio di prevenire altri incidenti, perché il Comune di Sassuolo non ha chiesto in Regione gli strumenti previsti dal progetto “Wildlife on roads”, strumenti nati e studiati appositamente per questo scopo, ed ha preferito assoldare decine di cacciatori per sparare in una zona urbana con conseguenti problemi di sicurezza pubblica (ricordiamo che sul posto è intervenuta anche la polizia municipale per delimitare la zona ed evitare che qualcuno di passaggio potesse essere ferito)? Perché si è preferito uccidere le povere bestie quando erano a disposizione degli strumenti alternativi già sperimentati e molto più efficaci per risolvere il problema e che avrebbero nel contempo tutelato anche gli animali?”