Bologna, torrente Aposa: obiettivo acqua pulita. Pronto il piano di risanamento del tratto collinare

L’obiettivo è ambizioso: risanare le acque del torrente Aposa per continuare nel lavoro minuzioso di pulizia del reticolo idrografico cittadino e contribuire al risanamento del Canale Navile, nel quale anche l’Aposa confluisce, come i “colleghi” Ravone e Fiaccacollo. Una prima azione di bonifica parziale del torrente Aposa, che si snoda su più di 7 chilometri dalla collina di via Roncrio fino al Canale delle Moline (che alimenta il Navile), è stata portata a termine tra il 1997 e il 2000. La bonifica parziale, che ha eliminato circa 300 scarichi fognari che si immettevano nel torrente, ha riguardato il tratto che l’Aposa percorre nel centro storico della città. Il disinquinamento della parte alta, da via Roncrio a viale XII Giugno (circa 3,1 chilometri), è ora determinante per far compiere un lungo passo in avanti al risanamento, che dovrà poi concludersi con l’ultimo tratto denominato “Bovi-Campeggi”. Questi lavori rappresentano un tassello importante dell’opera complessiva di risanamento delle acque urbane, presupposto imprescindibile alla valorizzazione e fruizione di un patrimonio oggi riscoperto e apprezzato da tutti i bolognesi e dai turisti.

I lavori saranno svolti da Hera per conto di Atersir, e riguardano gli scarichi fognari di circa 200 fabbricati, alcuni dei quali sono edifici storici molto antichi e di grande pregio. Questa opera di risanamento igienico-ambientale vale più di cinque milioni di euro e per togliere dalla parte alta dell’Aposa l’inquinamento domestico (le acque cosiddette di origine antropica) occorreranno almeno 400 giorni di lavori. Per procedere a questi lavori è necessario apporre i vincoli di esproprio e di servitù per poter accedere materialmente al canale attraverso i boccaporti e le aree circostanti delle proprietà private. Questa è la ragione per cui il primo atto di questo progetto è una delibera licenziata dalla Giunta su proposta dell’assessore all’ambiente, Valentina Orioli: si tratta di una proposta che dovrà essere approvata dal Consiglio comunale e poi andrà alla Città Metropolitana, che sarà chiamata a esprimere il suo parere, e infine all’esame della Conferenza dei Servizi, cui spetta l’accensione dell’ultimo semaforo verde.