Domenica prossima a Fiorano Messa in ricordo del maestro Augusto Amici

Domenica 22 aprile 2018, alle ore 8, nella chiesa parrocchiale, verrà celebrata una Messa in ricordo del maestro Augusto Amici, morto il dicembre 2012. Era nato a Fiorano Modenese il 19 ottobre 1923, dove i genitori gestivano un’osteria; qui ha sempre vissuto e insegnato per moltissimi anni, guadagnandosi l’affetto degli scolari per i suoi metodi coinvolgenti e moderni, rimanendo per tutti ‘il maestro’ anche quando ha poi lavorato nel settore personale della Ceramica Gambarelli di Solignano.

Eletto consigliere comunale nel 1964 nelle liste del Partito Socialdemocratico Italiano, è stato vicesindaco fino al 1967. Ha sempre dedicato impegno e attività per promuovere la cultura fioranese come cofondatore del Club Amici di Fiorano, della Biennale d’arte, la cui prima edizione risale al 1965, come sostenitore di numerose attività in particolare a favore dell’istruzione e dei bambini.

Sposato con Ileana Galanti, aveva condiviso con lei il tremendo dolore per la morte dell’unico figlio Gaetano, scomparso nel 1978 a 17 anni, in memoria del quale ha finanziato borse di studio.

Il maestro Amici, nel silenzio, ha sostenuto diverse famiglie in difficoltà e si è impegnato nella beneficenza. Negli ultimi anni, rimasto vedovo, si è dedicato alla promozione della cultura fioranese. Di lui ci rimangono due raccolte di ritratti, appunti e racconti fioranesi, dei quali alcuni pubblicati anche sul periodico comunale. Colpito da ischemia, aveva trascorso gli ultimi mesi ricoverato nella Rsa di Formigine.

Al termine della cerimonia religiosa, verrà distribuito un fascicolo che la famiglia ha voluto come ricordo di alcuni dei testi dei racconti e delle poesie del maestro Amici, fra le quali la struggente ‘Dedicato a Beppe ed a Fiorano’ che così iniziava: “Vi era un paese che qui non vi dico nel quale cresceva la pianta del fico, dove, da luoghi vicino e lontano, venivano a bere il vino nostrano. Non c’era violenza, non c’eran divieti, nascevano amori tranquilli e discreti; c’era un intreccio di voci cordiali, di giochi alla pistra, di grida di ‘Lali’”.