Castellarano: raggiro per oltre 10.000 euro ai danni di un 52enne

Approfittando dello stato di minorata difesa psichica di un 52enne reggiano, una donna ed il figlio, con l’aiuto di un amico di famiglia, sono riusciti a spillare all’uomo oltre 10.000 euro. Soldi che gli odierni indagati sono riusciti ad ottenere sostenendo che servissero per far giungere in Italia una donna che avrebbe sposato il 52enne, essendo del suo stesso credo religioso. Il tutto ben sapendo che la dottrina religiosa dell’uomo consentiva unioni solo tra confratelli.

La vicenda ha avuto inizio quando il 52enne, all’uscita dal centro di salute mentale di un ospedale reggiano, ha incontrato una donna a cui aveva dato qualche moneta a seguito della richiesta di elemosina. Elargizione seguita dalla frase “la pace sia con te”, che ha indotto la donna a chiedere al 52enne se fosse di un preciso credo religioso. Avutane risposta positiva e dopo aver appreso che l’uomo era celibe, la donna gli aveva proposto di fargli conoscere una sua amica, abitante in Romania, del suo stesso credo religioso. Ottenuto il cellulare della vittima per future comunicazioni, la donna si era poi allontanata.

Dopo quell’incontro ne sono seguiti tanti altri in cui la donna, adducendo la necessità di denaro per far giungere in Italia la promessa sposa, ha ottenuto dal 52enne oltre 10.000 euro tra contanti e assegni.

Le indagini condotte dai carabinieri di Castellarano, a cui l’uomo, supportato dai familiari, si è rivolto, hanno permesso di identificare i responsabili del vile raggiro ora finiti nei guai. Nei confronti della donna sono emersi incontrovertibili elementi di responsabilità, tra cui anche il riconoscimento ad opera della stessa vittima. Nei guai per concorso nel reato anche il figlio 36enne, avendo posto all’incasso alcuni degli assegni consegnati dall’uomo alla madre, e un amico di famiglia, intestatario dell’utenza telefonica con cui la donna contattava la vittima. Con l’accusa di concorso in circonvenzione di incapace i militari hanno quindi denunciato alla Procura della Repubblica una 63enne, il figlio 36enne e l’amico di famiglia 21enne, tutti di nazionalità romena senza fissa dimora.