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Comune di Modena, Parti sociali e Terzo settore siglano un protocollo d’intesa

A pochi giorni dall’approvazione del Bilancio di previsione 2025-2027, Comune di Modena, Parti sociali e Terzo settore siglano un protocollo d’intesa per lo sviluppo, la coesione sociale e il futuro della città. Tra i firmatari i sindacati Cgil, Cisl, Uil; le associazioni economiche Cna, Confcommercio, Confesercenti, Lapam-Confartigianato; Cia e Coldiretti; Confapi Emilia, Collegio Imprenditori Emilia, Ance Emilia Area Centro, Confcooperative, Legacoop, Forum Terzo Settore (Acli, Ancescao, Arci, Auser, Csi, Uisp, Cooperativa Aliante), Aics Modena e Coop Spazio.

“Questo documento rappresenta una novità dal punto di vista del metodo di lavoro così come nei suoi contenuti che sono il frutto di confronto e concertazione – ha commentato il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti – La novità è nel percorso che il Comune ha adottato prima e durante l’approvazione del bilancio, coinvolgendo le forze sindacali ma anche le associazioni di categoria e datoriali e il terzo settore. Lo ritengo un risultato particolarmente importante. La forza della nostra città è sempre stata la coesione sociale e, ancor di più in questo momento storico in cui aumenta la forbice delle disuguaglianze tra cittadini, raggiungere un’ampia condivisione è una premessa fondamentale per l’azione dell’amministrazione comunale”.

Il documento, nato dagli incontri di condivisione sulla manovra fiscale collegata al Bilancio che si sono tenuti nelle scorse settimane, impegna l’Amministrazione comunale a individuare insieme ai firmatari, fermi restando ruoli distinti e autonomia delle parti, le destinazioni della manovra. Ma l’intesa riguarda anche la condivisione delle scelte in merito a ambiti centrali per lo sviluppo futuro di Modena come le politiche abitative, la mobilità, gli interventi di rigenerazione urbana, i servizi e gli appalti pubblici, il sostegno al tessuto economico, manifatturiero e commerciale, la legalità, la qualità del lavoro e la formazione, il protagonismo delle giovani generazioni, le politiche culturali e aggregative.
Un nuovo approccio che nasce, si legge nella premessa al protocollo, dal riconoscimento del ruolo che le parti sociali hanno “come interlocutori fondamentali e portatori di interessi specifici nella contrattazione territoriale e sociale, che deve essere frutto di un modello basato sul dialogo costante e che potrà avvalersi di specifici tavoli tematici”.
Il tutto, per poter salvaguardare il futuro di una città in cui c’è ancora un buon livello di ricchezza, ma dove si registra anche “un’allarmante crescita della forbice della diseguaglianza, che si determina anche attraverso fenomeni emergenti come il lavoro povero e la crisi abitativa”.

Da qui la necessità, espressa dall’Amministrazioni e condivisa da Parti sociali e Terzo settore, di “non arretrare e di rifiutare la logica dei tagli draconiani orizzontali ma, anzi, di consolidare ed espandere l’offerta dei servizi educativi, socio-sanitari e sociali, la proposta culturale, l’insieme delle attività aggregative e sportive, la manutenzione e la cura della città, gli investimenti sul territorio e sulle sicurezze dei cittadini”. E questo nonostante un contesto socio-economico caratterizzato dalla “diminuzione dei trasferimenti statali e dall’aumento dei costi di gestione e dei nuovi bisogni delle persone”.

















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